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Figuli, terracotta e "prove di virilità": è l'antica tradizione del fischietto di Rutigliano
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Figuli, terracotta e "prove di virilità": è l'antica tradizione del fischietto di Rutigliano

di  Giovedì 7 ottobre 2021 6 min Letto 9.632 volte
foto di Valentina Rosati
RUTIGLIANO – La sua tradizione risale al V-IV secolo a.C., quando in una tomba di Rutigliano fu rinvenuto un giochino in ceramica che ricordava un galletto. È il fischietto in terracotta, un antico e colorato manufatto a cui sono legati simboli ancestrali, credenze popolari e “prove di virilità”. (Vedi foto galleria)

La sua forma classica è quella del gallo, anche se negli anni ha assunto le figure più disparate: piante, mammiferi, personaggi delle fiabe, santi, attori e calciatori. E da secoli gli è stata anche dedicata una fiera locale che viene celebrata nella Pineta comunale ogni 17 gennaio.

C’è da dire però che questa eccellenza dell’artigianato pugliese ha perso un po’ il suo fascino nel corso del tempo. A confermarlo c’è anche la diminuzione del numero dei figuli (coloro che plasmano l’argilla): oggi se ne contano solo una quindicina, di cui alcuni nemmeno nati qui.

«Eppure dietro al fischietto si nasconde uno storico comparto produttivo, che ultimamente, purtroppo, appare in forte crisi». A parlare sono i 28enni Gianluca Giugno e Francesco Romito. I due fanno parte del Lup, il “Laboratorio urbano paese” che lo scorso 31 luglio ha inaugurato “Galloforie”, un museo a cielo aperto creato con lo scopo di riportare l’attenzione sul mondo dell’arte ceramistica. Camminando per la città vecchia è quindi oggi possibile ammirare su alcuni edifici svariate opere realizzate dai mastri del luogo.

Artigiani che noi siamo andati a trovare così da andare alla scoperta dei segreti di questo leggendario manufatto. Prima però di immergerci nei laboratori abbiamo chiesto ai due giovani quale sia il significato recondito del fischietto, al quale si lega una millenaria tradizione.

«L’usanza è questa – ci dice Gianluca –: l’uomo regala alla sua “spasimante” un fischietto a forma di gallo. A quel punto la donna soffia davanti a tutti. Se il suono prodotto è forte vorrà dire che il maschio è “virile”, al contrario se è debole i due potrebbero non avere una soddisfacente vita di coppia».

Ma perché proprio il gallo? «La risposta è semplice: questo volatile rimanda metaforicamente all’organo sessuale maschile, in quanto rappresenta prosperità, fertilità e vigore», sottolinea Francesco.

Non ci resta ora che andare a visitare i figuli. Le nostre guide scelgono di portarci da un giovane, da una donna e da un anziano.

Il primo è il 39enne Francesco Laforgia, rutiglianese che ha aperto il suo “Laboratorio d’Arte” in Piazza Cesare Battisti nel 2013. Una scelta coraggiosa dato che, come detto, il settore negli ultimi anni sta attraversando un periodo di decadenza. «Ho voluto rischiare – ci dice – perché ritenevo fosse giusto investire le mie energie in quello che rappresenta il vero simbolo del mio paese».

Nella sua bottega ci sono fischietti di tutti i tipi: piccoli galli bianchi con la criniera rossa e il becco giallo, personaggi di fantasia, barchette, angioletti e cavallucci.

Ma Francesco si è specializzato anche nella raffigurazioni di persone reali: c’è infatti chi si reca da lui per farsi fare una sorta di ritratto caricaturale sotto le sembianze di un fischietto. Ad esempio l’artigiano ci mostra il viso di un barman in fase di realizzazione.

«Dopo aver dato la forma attraverso un calco, sto definendo precisamente con una miretta i lineamenti del volto. Poi, non appena l’argilla si sarà essiccata, la passerò nel forno affinchè il materiale si trasformi in terracotta», conclude salutandoci.

Ci spostiamo ora in via Porta Castello, dove si trova “La terra rossa” della 59enne barese Patrizia Capasso, che ha ereditato la passione per l’argilla dalla mamma, decidendo nel 1988 di trasferirsi a Rutigliano per specializzarsi proprio nei fischietti.
 
Anche qui notiamo un laboratorio coloratissimo con musicisti, santi, sirene, fatine e soprattutto personaggi fiabeschi, tra cui spicca un piccolo Pinocchio sulla balena.

Ed è da lei che apprendiamo i passaggi che conducono alla realizzazione del prodotto finito. «Si inizia dalla sagoma, modellando con le mani un pezzo di argilla e dandogli la forma che serve – spiega –. La si fa asciugare e si compie la prima infornata a una temperatura di circa 900 gradi che la fa diventare terracotta».

Segue la colorazione che avviene in due modi: con colori acrilici o con lo smalto a colaggio, per il quale c’è bisogno, una volta fatto asciugare, di una seconda cottura.

Fatta la sagoma si costruisce il fischietto vero e proprio. Vediamo la Capasso stendere con le mani una parte di argilla. «La taglio delicatamente con una spatola di metallo ottenendo tanti pezzettini quanti sono gli oggetti da realizzare – ci dice –. Con un arnese di legno faccio poi un foro al loro interno e con le dita bagnate do il classico profilo affusolato. Attesa una mezz’ora per l’asciugatura, segno infine due tagli con un chiodo creando una camera d’aria. Il fischietto può così essere unito alla sagoma tramite un’ultima infornata».

E a questo punto arriva il momento topico. Patrizia avvicina le labbra alla sua creazione da cui fuoriesce un fischio acuto e sonoro. Il gallo è quindi pronto per la “prova di virilità”.

Il nostro tour si conclude in via Troiano, dove si trova “Il Creastorie d’argille” del 78enne messinese Pippo Moresca. La sua carriera di figulo ebbe inizio in Sicilia nei primi anni 60. Qualche tempo dopo sposò però una rutiglianese e nel 1982 si trasferì qui aprendo questo laboratorio specializzato nella produzione di fischietti. Nel suo caso molto particolari, visto che sono realizzati passando per una terza cottura.

«Si tratta della tecnica a lustro – spiega il maestro –. Si ottiene ponendo nella canna fumaria la resina, che ha il compito di fare fumo e assorbire l’ossigeno. Come risultato si avrà un manufatto dai colori sfumati che pare quasi fatto di porcellana».

Ammiriamo così un’intera parete dedicata a questa tipologia di creazioni dalle forme fantasiose, in cui predominano i colori verde e azzurro.

Accanto è però presente anche un pannello con i classici manufatti, dove naturalmente a regnare è il gallo, qui è presente in varie misure e colorazioni: da quello più piccolo decorato con cerchietti al più grande dalle bellissime ali bianche adornate da alcune venature gialle.

E mentre il maestro esibisce con soddisfazione le sue opere, si lascia andare a una triste confessione. «Il lavoro è scemato – ammette –. Certo, prima noi figuli eravamo in tanti e la concorrenza era maggiore, ma il fischietto era ambito e gli veniva riconosciuto il suo valore artistico. Questa tradizione millenaria però non può andare persa per sempre».

(Vedi galleria fotografica)
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